Una Santa Muerte calabrese

 

Quando vedo l’immagine della Santa Muerte mi viene sempre in mente la mia povera nonna Mafalda, nata, cresciuta e vissuta in terra di Calabria.
Perché in fondo il sud del mondo è tutto uguale.
In Messico, proprio come in Calabria, dove non arriva la Chiesa con i suoi dogmi, arrivano le credenze di strada, il sacro e il profano si mescolano, la fede e le leggende popolari si fondono l’una nelle altre, l’irrazionale ha la meglio sulla ragione.
E così succede che la nonna calabrese, esattamente come la Santa Muerte messicana, costituisca un esempio eclatante di sincretismo religioso.

Le tante difficoltà che dovette affrontare durante la sua lunga esistenza -un figlio e il marito morti prematuramente e poi una grave forma di diabete che rese necessaria l’amputazione di entrambe le gambe – non riuscirono ad intaccare una forza di volontà che, condita con una profonda fede religiosa, le salvò la vita. E così, proprio come nelle migliori tradizioni latino-americane dove il culto clandestino si innesta nel credo ufficiale, la nonna, fervente credente e cattolica praticante, la domenica apriva la porta della sua abitazione al prete che le portava la comunione e durante la settimana tra le stesse mura toglieva il malocchio.
Il suo telefono squillava in continuazione e fuori dalla porta c’era sempre una lunga fila di persone che attendevano di essere ricevute da lei. Persone di ogni età, estrazione sociale e cultura. Un giorno – non lo dimenticherò mai! – entrando in casa sua trovai l’attrice Ornella Muti che, insieme alla figlia Naike, stava seduta sul lettone di nonna Mafalda. Nonostante le mie insistenze non riuscii mai a sapere quale fosse stata la ragione della loro visita perché la nonna, proprio come i preti più integri, sapeva mantenere il segreto della confessione.
Poi successe che, così come prevede anche la tradizione della Santa Muerte, durante una vigilia di Natale, la nonna decise di trasmettermi i suoi poteri speciali. Da parte mia non potei fare a meno di accettare, anche se consapevole del fatto che venendo a mancare la condizione fondamentale, e cioè possedere di una fede profonda, non avrei mai potuto metterli in pratica.
A quel tempo ero un ragazzino e quello che vedevo succedere a casa di nonna mi sembrava tutto incomprensibile e misterioso, ma a distanza di anni ho capito che, come il culto della Santa Muerte riesce ancora oggi ad attirare a sé migliaia di adepti che vanno ad affollare le chiese sconsacrate di tutto il sud America, allo stesso modo la nonna riuscì a calamitare attorno a sé centinaia di persone la cui presenza, giorno dopo giorno, le diede la forza di reagire alle disgrazie della vita e di morire centenaria.

“Sacrificati, fai sacrificare il tuo popolo, e avrai grazia e protezione“.

Oggi il culto della Santa Muerte, da sempre considerata la protettrice dei criminali, è talmente forte da essere uscito dai confini dell’America Latina e da approdare in Australia e in Giappone. Nel mondo dei tatuaggi è diventato uno dei soggetti preferiti e più intriganti: una figura femminile che ricorda quella della Vergine Maria Addolorata ma che, contrariamente all’iconografia tradizionale religiosa che la ritrae come una giovane piangente avvolta in una veste nera e trafitta al cuore da uno o più pugnali, la Santa Muerte è spesso colorata di bianco o rosso e la figura è completamente scarnificata. Nonostante l’aspetto apparentemente tetro e minaccioso, il suo significato è estremamente positivo: è l’angelo che protegge i diseredati della società e che intercede con gli spiriti celesti perché possano ristabilire la giustizia in terra. Rappresenta la morte, sì, ma nella sua accezione più positiva, quella che nella sua celebre poesia il grande Totò chiamò “la livella”.
Mi piace concludere condividendo con la grande famiglia dei Tatuati Indipendenti un aneddoto intimo a me molto caro. Convinto, in realtà senza nessuna ragione apparente, che la nonna non amasse i tatuaggi, avevo sempre fatto attenzione a nasconderli alla sua vista, finché un giorno, distrattamente, dimenticai di coprirli. Con immensa sorpresa mi accorsi che la nonna li stava fissando, e vedendoli si era commossa. Le domandai perché stesse piangendo e mi rispose che anche il nonno, che era stato in Marina durante la Seconda Guerra Mondiale, aveva molti tatuaggi sul corpo. Ed allora mi commossi anch’io.

Cristiano Riccio
per
Tatuati indipendenti💀

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