Angeli e demoni.

In un mio articolo di qualche tempo fa, “Tatuaggi vs Religione”, misi in evidenza come nel corso della storia il tatuaggio riuscì nell’intento quasi impossibile di accordare tre delle più grandi religioni monoteistiche, vietandone all’unisono la pratica.
In questa occasione tratterò un altro tema che, sorprendentemente e per l’ennesima volta, vede il tatuaggio come unione di due mondi diametralmente opposti: la
giustizia e la criminalità.
Considerato l’ultimo guerriero di Dio inviato sulla terra con lo scopo di controllare le entità maligne, San Michele Arcangelo viene definito da Daniele “il gran principe che vigila sui figli del popolo di Dio”.
Nel libro dell’Apocalisse Michele scende in guerra contro Satana e i suoi angeli, sconfiggendoli e restituendolo così all’immaginario e alla devozione collettivi come l’Alfiere del Bene che si erge in difesa dei giusti.
Simbolo di fede e giustizia, l’Arcangelo è il patrono della polizia la cui festa si celebra il 29 settembre, il giorno di San Michele, appunto.
Nella tradizione iconografica, San Michele viene raffigurato con in mano una spada e una bilancia, rispettivamente simboli di fede e giustizia. Da qui la domanda: cosa ha a che fare Michele con organizzazioni criminali che seminano violenza e morte?
Incredibile ma vero, l’Arcangelo che sfodera la spada è considerato il protettore della ‘ndrangheta, perché secondo la mitologia interna a quella organizzazione criminale la ‘ndrangheta porterebbe giustizia (!).
E’ un rovesciamento, un’appropriazione indebita di valori che si riscontra con frequenza nella criminalità organizzata, da sempre solita ad appropriarsi di simboli religiosi. E in questo caso tocca a San Michele, tirato con irriverenza dalle ali.
L’appropriazione del mitico Arcangelo rende ancora più misteriosa l’origine della ‘ndrangheta che è da attribuirsi a tre cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Carcagnosso.
In tempi lontani, per vendicare l’onore della loro sorella essi uccisero un uomo e per questo condannati ad una detenzione di 29 anni, 11 mesi e 29 giorni nel carcere di Favignana al termine della quale maturarono quella serie di regole di onore e omertà che costituiscono il segno distintivo e le fondamenta del loro codice di comportamento. Tornati in libertà i cavalieri si impegnarono singolarmente alla costituzione delle tre maggiori organizzazioni criminali tuttora attive, e non solo sul nostro territorio: in Sicilia Osso fondò Cosa Nostra, in Calabria Mastrosso la ‘ndrangheta e in Campania Carcagnosso la Camorra.
Nel rito di affiliazione della ‘ndrangheta il novello santista (così vengono chiamati i giovani affiliati) effettuerà il giuramento con l’immagine di San Michele tra le mani mentre brucia pronunciando queste parole:

“Nostro Signore Gesù Cristo, io giuro dinanzi a questa società di essere fedele ai miei compagni e di rinnegare padre, madre, sorelle e fratelli e, se necessario, anche il mio stesso sangue. »

A conferma di questa teoria ci sono tante testimonianze: un’immaginetta dell’Arcangelo Michele bruciacchiata è stata rinvenuta nelle tasche di una delle vittime della strage del 2007 a Duisburg, in Germania, prova inequivocabile che quell’efferato delitto fu eseguito da sicari della ‘ndrangheta.
Testimonianza chiave è quella del boss Angelo Salvatore Cortese, uno dei pochi pentiti di questa organizzazione criminale: con i suoi 23 anni di militanza, i tanti reati commessi per conquistare i gradi e gli altrettanti anni in galera, Cortese è diventato un pezzo grosso dell’organizzazione criminale calabrese e porta sulla sua pelle, nascosti dai vestiti, i simboli e i segreti che lo hanno accompagnato per anni.
Simboli religiosi, alcuni dai tratti esoterici, richiami alla morte, alla violenza e al sacro, chiari simboli della ‘ndrangheta, che non ha intenzione di rimuovere, né paura di mostrare, ora che è un pentito.
“Non devo rimpiangere il passato, nel bene e neppure nel male”.
Quei tatuaggi occupano quasi metà della superficie della sua schiena: sul lato destro si scorge un angelo che schiaccia un demone tra leoni e torri, su quello di sinistra una composizione di figure.
“Il tatuaggio sulla schiena rappresenta San Michele Arcangelo, santo protettore della ‘ndrangheta … è il simbolo della mia appartenenza”, afferma con orgoglio.

A questo punto a me, come a molti di voi, può sorgere spontanea una domanda: dopo il suo pentimento, il tatuaggio sulla schiena raffigurante l’Arcangelo Michele cosa rappresenta? Il patrono della Polizia o il protettore della ‘ndrangheta?

Cristiano Riccio
per
Tatuati indipendenti💀

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